Questione dei Simboli Cristiani

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Ibrâhîm 'Abd an-Nûr Gabriele Iungo

 

Il provvedimento del preside dell'Istituto comprensivo De Amicis di Bergamo, che ha impedito la composizione di un presepe nei locali ambienti scolastici, dà adito a due ordini di considerazioni.
Il primo riguarda il carattere strumentale della pubblicità dedicata a questo provvedimento, e delle successive "prese di posizione" di coloro che - come Matteo Salvini - della "cultura tradizionale" hanno fatto esclusivamente uno slogan elettorale, disinteressato ed inerte dinanzi a qualsiasi prospettiva di autentica salvaguardia o rivivificazione.
Oggi, costoro rappresentano l'altro lato della medaglia, rispetto a quanti operano apertamente nel senso di un completo superamento e di una definitiva dimenticanza di una "cultura tradizionale" autentica e vivificante.
Il secondo concerne l'atteggiamento che, come musulmani, siamo chiamati ad adottare nei confronti di questo genere di provvedimenti.

A tal proposito, è necessario comprendere innanzi tutto come un generico appello alla "laicità delle istituzioni" si contrapponga di fatto, in questo caso, a quanto sopravvive del sentimento religioso che storicamente caratterizza questo Paese.
Ora, sebbene come credenti musulmani non abbiamo alcuna diretta relazione con l'istituto cristiano del presepe, né con quanto ad esso sia legato dal punto di vista storico e culturale, siamo altresì consapevoli e responsabili del fatto che l'Islam si configura come l'ultimo baluardo religioso nei confronti di una mentalità laicista e materialista, ormai largamente preponderante nelle nostre società.
In questo senso, è chiaro come non soltanto non abbiamo nessuna particolare obiezione al fatto che in un Paese di tradizione cristiana si esibiscano simboli cristiani - così come pretendiamo coerentemente che avvenga nei Paesi di tradizione islamica - bensì non abbiamo nemmeno alcun interesse a promuovere una minore visibilità della "religiosità diffusa" di questo Paese, di cui peraltro la stessa Comunità islamica costituisce, ed è destinata a costituire, un elemento vieppiù caratteristico.
Per noi - che pure non festeggiamo il Natale, né invitiamo a congratularci per esso - delle festività più buie e meno sentite non rappresentano un elemento di progresso e di emancipazione, bensì un sintomo di decadenza e di disperazione, per cui non abbiamo alcunché di cui rallegrarci.
Per coloro che non sono destinati ad aderire all'eccellente Comunità muḥammadiana, è certamente meglio restare legati alle consuetudini delle comunità tradizionali ad essa precedenti, anziché perdersi e vagolare nell'agnosticismo, o nell'aperto rinnegamento del Principio divino."